Storie di famiglie
Qui di seguito troverai le storie di persone che hanno saputo che un loro familiare o un loro amico è omosessuale. Hanno deciso di condividere le loro emozioni. A volte hanno provato dispiacere, vergogna, senso di colpa, imbarazzo ma nella maggior parte dei casi ha prevalso l'affetto e l'amore della famiglia.
Qui troverai anche le storie di persone omosessuali che raccontano la loro esperienza nella famiglia di origine.
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Storia di Babbo
Ho saputo che mio figlio che ha 22 anni ,in maniera confusa e reticente ha ammesso nei confronti della sorella che probabilmente lui ritiene di essere gay, conosco altresì che lui ha notevoli "frequentazioni" col sesso femminile. Ritengo che lui sia in una fase di grande confusione sessuale, e probabilmente nella ricerca della sua identità sessuale abbia bisogno di qualcuno che lo capisca e lo aiuti.In questo senso solo per capire il suo orientamento io penso che rivolgersi a uno psicologo ad un professionista possa servire. Vi sarei grato se in questo senso mi sapreste dare gli indirizzi di professionisti che risiedono nella mia zona, se non della mia zona fà lo stesso. Io sono di Foggia, grazie di tutto e a risentirci ciao.
Caro Babbo,
scoprire la propria omosessualità così come quella di un figlio è sempre un momento delicato e può essere anche molto difficile affrontarlo. Mi fa piacere che lei stia cercando aiuto, non è da tutti. Non posso dirle molto non conoscendo la situazione. Ma mi permetto di suggerirle una riflessione. Lei sta parlando di suo figlio e della sua confusione. Mi domando, però, se è spaventato anche lei, Babbo, se teme che suo figlio sia davvero omosessuale e questo la allarma e le fa male. Psicologo-Psicoterapeuta
Se questo fosse il caso, prima di rivolgersi a uno psicologo per suo figlio, potrebbe pensare a lei e fare una chiacchierata con il signor Gabriele Scalfarotto, che è un volontario dell'Agedo di Foggia (0881.771867). Saprà che l'Agedo si occupa proprio di questo, di dare ascolto da genitori agli altri genitori che scoprono l'omosessualità dei loro figli e possono essere comprensibilmente confusi e smarriti. Nel caso, potrà eventualmente anche chiedere a lui se conosce uno psicologo in zona, ma prima di mandare suo figlio, cerchi di capire qual è il suo stato d'animo, se qualcosa le impedisce di parlare apertamente a suo figlio, se sente di poter accettare o meno la sua eventuale omosessualità.
Le faccio i miei più cari auguri,
dott. Enrico de Sanctis
Blog: http://psicologo-milano.blogspot.com
Sito: www.enricodesanctis.it
Storia di Vanne
Salve, è la quarta volta che scrivo qui! anche se l'ultima volta l'ho fatto per rispondere ad una madre preoccupata per il figlio quindi non so se conta. scrivo perchè vorrei dire che ho preso la decisione più importante della mia vita: diventare una donna! e nulla mi farà cambiare idea, domani c'è un importante incontro fra me, i miei genitori, la mia psicologa e il mio psichiatra, in cui ho già deciso di annunciare la mia decisione. Ma vorrei parlavi di un altra cosa, che non ho il coraggio di fare, abito vicino a Milano, e so che li ci sono tante associazioni per transessuali dove potrei conoscere persone come me e magari fare amicizia, solo che da sempre non ho il coraggio... strano vero... ho il coraggio di cambiare sesso ma non di conoscere persone che come me hanno fatto questa scelta. Forse perchè è un passo troppo grosso, più della gamba, ho sempre desiderato la vera amicizia, ma non l'ho mai trovata fra le persone comuni, poi, quando ho capito di sentirmi donna ho fatto due più due... e sono arrivato alla conclusione che non faticherei a fare amicizia con persone che vivono la stessa cosa. Ma chissà il perchè navigo in internet, sui siti delle associazioni a milano, come la fenice, AGEDO, gay pride, associazione LGBT, leggo i numeri di telefono delle persone che si possono contattare per avere informazioni e sostegno morale... ma passo sempre oltre... perchè ho questo timore? eppure sono una ragazza forte, che nella vita ha fatto scelte durissime, perchè ho paura dell'amicizia?
Cara Vanne,
confrontarsi con gli altri può essere molto complesso, riguarda la nostra storia, le nostre esperienze, il nostro modo di porci nei confronti di noi stessi. Immagino che avrà occasione di discutere questi temi con la sua psicologa, per capire cosa le impedisce l'apertura di se stessa nel mondo, cosa le vieta l'espressione della sua autenticità nelle relazioni. In questo contesto, la invito solamente a chiedersi se cercare associazioni GLBT a Milano e non riuscire fino in fondo a prendere contatti possa riguardare la sua difficoltà a prendere contatto con ciò che queste associazioni evocano in lei. Se lei è in psicoterapia, vedrà che un giorno riuscirà ad ascoltarsi e a fidarsi di sé, senza paure di troppo.
Auguri per l'incontro di domani,
dott. Enrico de Sanctis
Psicologo-Psicoterapeuta
Blog: http://psicologo-milano.blogspot.com
Sito: www.enricodesanctis.it
Storia di mari
salve a tutti! sono della sicilia, e da quasi 10 mesi per la prima volta sto con una ragazza di cui sono perdutamente innamorata. I mie genitori sanno della mia omosessualità e fortunatamente hanno accettato il tutto nella loro vita, ammandomi sempre allo stesso modo e sostenendo la mia relazione. Pultroppo per la mia compagna non è andata allo stesso modo, suo padre non accetta la nostra relazione e in più delle volte l minaccia di buttarla fuori o addirittura di picchiarla se continua cosi. lei e calabrese e non molto spesso ci vediamo,perche suo padre da poco a deciso di non mandarla più in sicilia. ho una tremenda paura di perderla, perche suo padre e fermo nelle sue convinzioni e lei a solo 18 per andare via. cosa dovrei fare?
Cara mari,
è molto bello sentirla innamorata e mi spiace che le vicende familiari della sua ragazza rappresentino un'ombra molto brutta per voi due. Sarebbe bello vivere il calore della famiglia, scambiarsi sorrisi, affetto, confidenze, un po' di sicurezza e di pace, stando insieme. E da quello che ci racconta, non soltanto non è così, ma la sua ragazza, e di riflesso lei, vivete in un clima dove sembrano regnare la rabbia e il rifiuto. Non è facile, mari, cambiare la testa della gente, far capire loro che l'omosessualità non è una malattia. Parlerei molto volentieri con i genitori della sua ragazza, se crede faccia avere loro i miei recapiti, anche se però lavoro a Milano e siamo lontani. Posso, comunque, consigliarle di contattare la sede dell'Agedo più vicina a voi (può contattare quella di Catania e parlare con Amalia allo 095.7175208 oppure al 347.0921708), dove troverà uno spazio di ascolto e di utili indicazioni. Provi, anche, a procurarsi un recente documentario a cura di Agedo, se non lo ha già, che si intitola "Due volte genitori" (troverà il trailer qui, giusto per dare un occhio). Racconta proprio storie come quella che ha descritto lei e considera i sentimenti dei genitori, le loro difficoltà e le loro paure. Valuti se può regalarlo ai genitori della sua ragazza, se crede che ci sia quel minimo spazio di ascolto. La loro prima reazione potrebbe non essere delle migliori, ma potrebbe aiutarli a confrontarsi e, nel caso lo sentissero opportuno, a chiedere aiuto all'esterno, per loro stessi. Tenga duro, so che ha paura, ma nessuno può vivere senz'amore e mi auguro che, presto, la sua ragazza e i suoi genitori, insieme a lei, troverete quegli abbracci finora negati.
Le sono vicino,
dott. Enrico de Sanctis
Psicologo-Psicoterapeuta
Blog: http://psicologo-milano.blogspot.com
Sito: www.enricodesanctis.it
