Storie di famiglie
Qui di seguito troverai le storie di persone che hanno saputo che un loro familiare o un loro amico è omosessuale. Hanno deciso di condividere le loro emozioni. A volte hanno provato dispiacere, vergogna, senso di colpa, imbarazzo ma nella maggior parte dei casi ha prevalso l'affetto e l'amore della famiglia.
Qui troverai anche le storie di persone omosessuali che raccontano la loro esperienza nella famiglia di origine.
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Storia di Angelo N.
Io e Robby siamo proprio cresciuti assieme. Intendo nello stesso cortile di un quartiere della periferia di Imola dove ancora io abito con i miei genitori. Era bella la vita di cortile, tutti i pomeriggi andavo a suonare il campanello della mamma di Robby e le chiedevo se lui poteva scendere e lui scendeva con la cerbottana pronta. Non ho mai pensato che potesse essere gay. Se era gay lui dovevo essere gay anche io. Abbiamo sempre fatto le stesse cose. Almeno fino ai 18 anni quando Robby mi sembrò essere diventato più pensieroso, più solitario. La sera non usciva più con noi, ma diceva che restava in casa ad ascoltare la musica, era proprio diventato strano. Quando qualcuno ha detto che aveva visto Robby uscire da un cinema dove andavano i froci ho pensato che fosse tutta invidia, lui è sempre stato il più brillante di tutti, il più bello, di certo non aveva bisogno di andare a conoscere gente in un cinema porno. Io comunque mi sono unito alle maldicenze perchè mi sentivo tradito da Robby, forse non ero più abbastanza interessante per lui come amico. Forse preferiva frequentare persone più alla moda, più brillanti di me. Siamo stati diverso tempo senza più vederci, in quel periodo l'ho odiato. La sua famiglia è andata a stare in un'altra zona e io l'ho saputo solo per caso. Ci siamo rivisti ancora per caso all'Università, ci siamo ricominciati a frequentare saltuariamente, lui mi ha fatto capire in maniera chiara che gli piacciono gli uomini. Sono stato contento quando mi ha detto che da piccolo era stato un po' innamorato di me. E' stata l'unica volta in vita mia che mi sia sentito così importante per qualcuno. Mi ha spiegato un sacco di cose, della gente che frequenta, dei locali in cui va. Ho capito che c'era una distanza enorme fra quello che sapevo io e come stavano veramente le cose. Ora lo ammiro ancor di più il mio amico Robby, per essere riuscito ad essere veramente se stesso, per aver saputo trovare la propria strada partendo da un cortile di periferia.
Storia di Margherita P.
Mi chiamo Margherita, ho compiuto 50 anni ieri. Ho avuto mia figlia Mirelle in Olanda, era una bambina che ho voluto io, il padre non è mai stato il mio compagno, se non per poco. Mirelle dice che l'ho fatto per sfuggire alla mia solitudine. Siamo tornate in Italia che lei era piccolina. Ho sempre avuto paura che un giorno mi rinfacciasse l'assenza di quel padre, un assenza così premeditata. Quando Mirelle mi disse di essere lesbica, mi è sembrò quasi una vendetta. Di certo la colpa era mia, ho pensato, forse odiava il padre, forse odiava tutti gli uomini e per questo era diventata lesbica. Non potrò mai dimenticare quella serata in cucina, mentre io cercavo di proseguire un'impossibile normalità, parlando e continuando a mettere i piatti sporchi nella lavastoviglie e intanto pensavo "Oddio! Scusa, Mirelle, scusa". Un mese dopo il mio senso di colpa mi aveva spinto letteralmente a cercare aiuto presso una psicoterapeuta. Con il tempo ho capito tante cose, ho cercato risorse e tramite un'associazione di genitori di omosessuali ho capito che tutti avevamo condiviso le stesse esperienze, meravigliandomi di genitori di origini e cultura più modeste della mia che erano in grado di capire e voler bene al loro figlio molto più di quanto sia riuscita a fare io con Mirelle. Che smacco per una sessantottina come me, che aveva concepito questa figlia in una specie di comune in un tempo dove tutto sembrava possibile e sembrava che il mondo sarebbe cambiato per sempre domani. Quanti amici gay e quante amiche lesbiche. Non nego che una volta o due ho provato anche io con una donna, ma non mi sono mai sentita lesbica. Il tempo mi ha fatto capire che anche io ero piena di pregiudizi, pregiudizi diversi da quelli degli altri, ma sempre pregiudizi. Tutto bene per lesbiche e gay, basta che non toccasse a mia figlia. Ora sono completamente tranquilla, Mirelle ha una compagna deliziosa che si chiama Sara e insieme, tutte e tre, facciamo i pettegolezzi più divertenti del mondo. Semmai il problema sono io, che ancora non riesco a trovare un uomo decente, durano tutti al massimo sei mesi, a Mirelle auguro invece che la sua bella storia con Sara duri, cosi come è adesso, tutta la vita. Ah, dimenticavo, l'altro giorno ho sentito dire che chi è venuto su nel casino del 68 non sarà mai una persona normale, beh.. non è vero!
