Storie di famiglie

Qui di seguito troverai le storie di persone che hanno saputo che un loro familiare o un loro amico è omosessuale. Hanno deciso di condividere le loro emozioni. A volte hanno provato dispiacere, vergogna, senso di colpa, imbarazzo ma nella maggior parte dei casi ha prevalso l'affetto e l'amore della famiglia. Qui troverai anche le storie di persone omosessuali che raccontano la loro esperienza nella famiglia di origine.

RACCONTA ANCHE TU LA TUA STORIA


|<< << 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 >> >>|

Storia di Doc

Avevo 26 anni quando mi sono innamorata di una ragazza di 21. Era la prima volta che mi innamoravo di una donna, ero mentalmente aperta all'eventualità, ma non pensavo potesse succedere a me... Soprattutto non immaginavo una reazione molto negativa da parte di mia madre. Femminista, separata, risposata, sempre circondata da donne con cui faceva riunioni e politica, tra cui anche diverse lesbiche che mi aveva presentato. Ha sempre cercato di dialogare con noi, ma quando scoprì leggendo il mio diario della mia relazione perse la capacità di affrontare in modo costruttivo questa "novità" in famiglia. Sono passati 13 anni, ma ricordo con amarezza quel periodo: io che cercavo di capire cosa mi stava succedendo, lei che negava e non voleva capire. Urlava e non mi lasciava parlare. Minacciava di raccontarlo a tutti i suoi conoscenti... Mi rimproverava che era un vizio... Non volle mai avere a che fare con la mia ragazza, con cui la relazione durò 2 anni e mezzo. Finì quando mi innamorai di un'altra. E allora mia madre non fece tragedie, si limitò a tollerare con noncuranza la cosa. Facendo comunque sentire la differenza tra la mia scelta e le coppie da lei ritenute normali. Sono stati anni difficili, il mio rapporto, ma soprattutto la considerazione che avevo nei confronti di mia madre, cambiarono, e ne soffrii molto. La seconda relazione durò quattro anni. Poi mi innamorai di un uomo, che ho sposato e con il quale abbiamo due figli. Lui sa tutto di me, con la mia seconda ex siamo rimaste molto amiche e lui la conosce. Mia madre continua a frequentare gruppi di donne, e non riparliamo quasi mai di quanto è stato difficile quel periodo, lei si ritiene di vedute molto aperte, è a favore dei DICO, della fecondazione artificiale per le lesbiche. A volte vorrei sentirmi dire "Scusa per come ti ho trattato 13 anni fa, non ero in grado di accettare quello che ti stava accadendo, perchè ero piena di tabù, anch'io, e non avevo il coraggio di lasciarti vivere la tua vita" A quel tempo le proposi di parlare dell'AGEDO insieme, e lei si rifiutò. Visto che non li possiamo cambiare, almeno so che posso imparare dagli errori dei miei genitori.

Storia di Giuseppe B.

Adesso ho quasi 80 anni, certo appartengo ad un'altra generazione, vorrei quasi dire ad un altro mondo. Ai miei tempi non esistevano gay od omosessuali, c'erano i "busoni" da disprezzare e prendere in giro, messi sulle Tremiti in esilio al tempo del fascismo (secondo me aveva fatto benissimo), ma potrei dire che credevo fossero pochi, tipo uno in ogni paesino, forse meno.

Ho forse sempre saputo che mio figlio era omosessuale, ma un po' speravo di sbagliarmi, un po' ero attento eventualmente che questa cosa non creasse problemi o imbarazzi nell'ambito familiare nel caso qualcuno avesse cominciato a chiedere troppo insistentemente "ma perchè non si sposa?".

Io non ho mai fatto nè detto nulla, lui neanche. Piano piano nessuno ha chiesto più quando e se si sarebbe sposato. Poi ha cominciato a portare a pranzo la domenica questo amico di Bologna, dove lui andava sempre il sabato e la domenica, all'inizio io mi rifiutavo quasi di parlargli, pensavo fosse uno sfruttatore. Poi piano piano l'apertura fino a fare capire, a me e mia moglie, come erano esattamente le cose. Non so perchè ho apprezzato che non hai mai detto direttamente la parola "gay" o "omosessuale" per definirsi. Ma noi ora li conosciamo così, lui e il suo "compagno". Il suo compagno ci ha conquistati con la sua dedizione per nostro figlio quando non è stato bene ed è dovuto andare all'ospedale. Forse è vero quello che dicono dei vecchi, cioè che a una certa età si diventa più comprensivi e non si ha più vergogna di nulla, un anziano ha ormai visto la vita in faccia e sa come nulla sia lineare e scontato come si vorrebbe. Forse è per questo che, senza vergogna, anzi forse con un certo orgoglio, ho deciso di scrivere questo foglio, che mi sembra quasi un testamento morale. Sono orgoglioso di mio figlio, quando si è laureato, studiando mentre lavorava, quasi senza dirci niente, sono andato (anche se non volevo) e forse mi è venuto da piangere. Ma era un pianto bello. Adesso conosco mio figlio molto meglio e lo stimo come persona, l'ultima cosa di cui mi preoccupo è che cosa succeda nel suo letto. Sembra banale dirlo, ma l'importante è che sia felice.


Storia di Mina Z.

Mio figlio Alberto è sempre stata una persona particolare.

Quand'era piccolo mi ricordo che veniva in casa dal cortile e mi diceva "mamma, vado a documentarmi" e si immergeva nelle pagine di una qualche enciclopedia. Lo hanno anche preso un po' in giro per questo. E' cresciuto in una grande famiglia allargata, quando io non c'ero o suo padre era a lavorare, se ne prendevano cura gli altri parenti, in particolare alcune zie. Da un certo punto in poi ho immaginato che potesse essere omosessuale e avevo già deciso dentro di me che non ci sarebbero stati problemi, bastava che fosse felice. A suo padre però non bisognava dirlo, non avrebbe capito. Adesso Alberto ha poco più di 40 anni. Me l'ha detto circa una decina di anni fa. Era andato da poco a vivere da solo, quindi a maggior ragione non c'era nessun motivo che lo obbligasse a parlarne. Io l'ho percepita come una scelta di coerenza con se stesso e una sorta di rispetto nei miei confronti. Lui mi ha detto che gli era venuto in mente di dirmelo in quanto leggendo "Alla ricerca del tempo perduto di Proust" a un certo punto un personaggio diceva che avrebbe dovuto vivere tutta la sua vita nella menzogna, mentendo anche nel momento di chiudere gli occhi per l'ultima volta alla propria madre, questa frase lo ha toccato e lui è venuto a casa nostra e mi ha raccontato tutto. Non è stato doloroso neanche il pensiero di un nipotino che non ci sarà (Alberto è figlio unico), ma sinceramente mi sono preoccupata perchè ho pensato che sarebbe stato sempre da solo e che forse avrebbe vissuto male a causa del proprio orientamento sessuale. Non è stato così, lui ha ed ha avuto diverse relazioni importanti, ho sempre conosciuto i suoi compagni che spesso hanno convissuto con lui. A mio marito l'ho detto io. Alberto sa che suo padre ora lo sa. Una volta alla settimana io e mio marito (ora siamo in pensione) andiamo a casa sua mentre lui è al lavoro e gli puliamo casa, spesso gli faccio anche qualcosa da mangiare. Mio marito borbotta, ma poi pulisce il bagno mentre io sono in cucina a preparare qualcosa. Non lo fa neanche in casa nostra. Io sono convinta che con il tempo andrà sempre meglio, vedo che mio marito più invecchia e più diventa tollerante rispetto a quanto lo circonda. Meno male che la vecchiaia a volte serve anche a qualcosa!

 


|<< << 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 >> >>|