Storia di Franco
Quanto si può stare male con la febbre alta e le placche in gola solo chi ha sofferto di questa patologia può capirlo. Caso volle che il due giugno scorso il sottoscritto, dopo aver terminato il 31/5 un periodo di 7 mesi di lavoro senza neanche un raffreddore né giorno di mutua, iniziò a non sentirsi molto bene dopo pranzo. A cena la febbre era già a 39°C e la gola faceva un po' male; siccome sono stato sin da piccolo soggetto a questo tipo di “male” ho capito subito che erano ancora loro, le bastarde placche in gola (maledetta aria condizionata dell'ufficio!). Il problema si è presentato più tardi quando tra tremori, sudori e dolori alle ossa, chiudendo gli occhi ho iniziato a vedere una luce bianco-perla, dapprima debole poi sempre più forte fin quando non mi sono trovato in una stanza a forma di tronco di cilindro del medesimo colore e a luce soffusa. Ripresomi, misuro nuovamente la febbre: 40,5°C. Capisco che forse c'è qualcosa che non va. Faccio chiamare dai miei la guardia medica. Dai tempi del liceo attraverso lo studio della filosofia e con approfondimenti personali poi, ho assunto posizioni agnostiche (qui) nei confronti della religione e sinceramente anche prima non ci ho mai creduto tanto né trovato quel conforto che è per molti la ragione del credo. Sono iscritto da anni all'UAAR (qui) allora mi sono chiesto: possibile che una NDE (esperienza di pre-morte qui ) sia capitata proprio a me? … Guarendo e riacquistando la facoltà di ragionare normalmente poi mi sono sentito di limitare l'esperienza a una banale allucinazione da febbre alta, sicuramente derivante da un'autosuggestione. Nel frattempo, aspettando la guardia medica, mia madre mi metteva pezze bagnate e ghiaccio portatile addosso per fare scendere la temperatura. In quel momento l'ho ringraziata e le ho detto che anche se ora non avevo nulla di grave se non la febbre alta, se un giorno fosse capitato qualcosa di serio se possibile avrei donato gli organi, e soprattutto non avrei voluto i funerali in chiesa. (Si, avevo 40,5°C di febbre e deliravo, normalmente non li faccio sti discorsi!). Ovviamente mia madre, contenta, mi diceva che lo sapevo che “loro sono i miei genitori, che su di loro avrei potuto sempre contare, che non mi avrebbero mai tradito”. “Davvero mamma? Allora ti devo dire che, beh, sai, non è facile. Ma capirai, forse, un giorno. Ti devo dire che, si beh insomma… a me, le ragazze, non piacciono”. Ci pensavo già da tempo, ma il momento giusto non c'è mai quando sei figlio unico, non hai esempi in famiglia ne i tuoi genitori hanno mai conosciuto da vicino una persona omosessuale. Ho realizzato che se un giorno mi fosse successo qualcosa di grave (e succede…) loro avrebbero conosciuto un'altra persona, non me. Ho realizzato anche molte altre cose, tra cui quella che il non essermi mai potuto aprire nella mia vita con loro generava tensioni anche pesanti mascherate da un nonnulla. Ho raggiunto, dopo 7 anni dal mio “coming-out” interiore, una forte conoscenza di me stesso e certe paure ormai mi scivolano addosso senza nemmeno attaccarmi, come quella di ricevere del “frocio” gratuitamente. (Non è mai successo, ma non potevo escludere del tutto che i miei mi appellassero così dopo.. per fortuna non è andata così), oppure tutti quei giudizi delle persone che, noncuranti della sensibilità altrui, si sono sentiti in dovere di giudicare e attribuire questo mio temporeggiare ad una mancanza di coraggio, senza preoccuparsi di indagare ulteriormente se le cose stessero davvero così o altrimenti. Ora ho 24 anni e si, certo, sono giovane ma non così tanto dopotutto: il momento delle responsabilità è arrivato anche per me. Il coming-out finale insomma s'aveva da fare: per il bene di tutti. Magari avrei preferito farlo così (prepararsi a saltare dalla sedia e a perdere il fiato dalle risate!): http://www.youtube.com/watch?v=JdLsNtWeQiY … piuttosto che nel clima tragico nel quale è successo… ma ormai quello che è fatto è fatto. Le loro reazioni? Beh ovviamente non si sono messi a ballare e a saltare per la gioia incontenibile, ma dopo un timido “Beh dei sospetti ce li avevamo…” (24 anni passati insieme, non ti porto mai una ragazza né parlo mai di una ragazza, vado a Milano il giorno del Pride, ce l'ho a morte con Ratzi e qualche sospetto t'era venuto? Sfido io… ammazza che perspicacia!) e scene di crisi del tipo “ho fatto qualcosa di male nella vita! (seee, gli dei cattivi sul monte Olimpo si vendicano attent'a te!), ora inizia ad andare meglio, ho detto loro che potevano fare le domande che volevano e, ovviamente, spiegato che non era una malattia né un errore e tutte le altre cose che si possono leggere su questo sito che trovo ormai per me scontate ma che, ahimè, non lo sono così tanto. Inoltre ho comprato loro il libro “Figli diversi: New Generation” di Giovanni e Paolo Dall'Orto, una vera e propria Bibbia nei casi come il mio (nostro).
Storia di Disperata
Ho 23 anni e ho scoperto che mio fratello è gay...ho sempre avuto qualche dubbio che però veniva scacciato dal fatto che parlasse di ragazze. E invece adesso il colpo!Sta cn un ragazzo e non crede di poter cambiare...le donne non gli interessano dice...ma è stato innamorato d una donna...Io mi chiedo km possa succedere e io cosa posso fare x aiutarlo?Dirgli di non farsi scoprire o aiutarlo a dikiararsi?kos è meglio x lui?I miei nn sanno nulla...è proprio brutto...
Carissima, capisco che per te sia uno shock. La cosa più utile che puoi fare è stargli vicino, parlare con lui. Puoi aiutarlo a capire se e con chi è opportuno dichiararsi. Dimostargli che per te non è cambiato niente. Vedrai che apprezzerà molto.
Storia di R
Fin dalle medie avevo capito che mi piacevano i ragazzi. E' stato strano: per molto tempo ho considerato la mia omosessualità come qualcosa di legato all'adolescenza e credevo che col tempo sarebbe passata. Per mia grande fortuna qualcosa dentro di me mi ha permesso di non dargli mai troppo peso e di vivere serenamente gli anni delle scuole superiori. Non mi consideravo neanche omosessuale: era semplicemente qualcosa che c'era e che prendevo con leggerezza.
Ovviamente non poteva durare per sempre. Quando avevo 18 anni la mia vita venne sconvolta dalla morte del mio migliore amico. L'ho amato moltissimo, ma mai come un uomo: sempre come un vero amico, un fratello. Perderlo fu per me qualcosa che non riesco a descrivere.
Da li iniziai a cambiare, a chiudermi in me stesso, a guardarmi dentro. Non ci misi molto a dare un nome a ciò che in fondo avevo sempre saputo, ma per me la consapevolezza della mia omosessualità in un periodo così delicato della mia vita fu davvero troppo.
La mia prima reazione fu di totale rifiuto, e iniziai a sfogarmi sullo studio universitario. Ma col tempo cresceva sempre più dentro di me un'ansia che mi divorava: come avrebbero reagito i miei genitori? I miei amici? Cosa sarebbe stato della mia vita? Mi mancava la terra sotto i piedi, tanto che infine quell'ansia tenuta dentro si era trasformò in veri e propri attacchi di panico, che ho imparato a gestire e a superare con le mie sole forze.
Dopo tre anni di tormenti trovai il coraggio di confidarmi con un amico, con i miei genitori, e poi con un altro paio di amici. La reazione di tutti loro fu stupenda.
I miei genitori mi hanno accettato senza pregiudizi, mi hanno rispettato, mi hanno amato e io sarò eternamento grato al destino che mi ha affidato alle loro cure. So di essere estremamente fortunato.
I miei amici hanno reagito tutti nel loro particolare modo: chi mi ha accettato dopo qualche incertezza, chi non ha battuto ciglio, chi mi è stato accanto. Non mi hanno voltato le spalle e anzi ho stretto con loro dei legami ancora più veri e profondi. So di essere estremamente fortunato.
Non tutti conoscono questo lato di me (nè lo ritengo necessario) ma so che col tempo sapranno, perchè sempre più cresce in me il coraggio e la forza di viverlo liberamente.
Grazie per le vostre storie, un abbraccio sincero a tutti voi.