Storie di famiglie
Qui di seguito troverai le storie di persone che hanno saputo che un loro familiare o un loro amico è omosessuale. Hanno deciso di condividere le loro emozioni. A volte hanno provato dispiacere, vergogna, senso di colpa, imbarazzo ma nella maggior parte dei casi ha prevalso l'affetto e l'amore della famiglia.
Qui troverai anche le storie di persone omosessuali che raccontano la loro esperienza nella famiglia di origine.
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Storia di Castagna
Salve,sono una ragazza pugliese,fino a Lei non avevo mai amato nessuno, né tantomeno provato un attrazione che mi spingesse verso qualcun'altro.Sarà eccessiva timidezza o forse sarà che sono lesbica? Poi l'estate dei miei 19 anni decido di arruolarmi, di cambiare vita, ma senza pensare neanche per un secondo che avrei potuto trovare dal nulla la più risposta alla forse più grande domanda che mi ero tenuta dentro fino ad allora,risposta che ricordo bene un giorno scrissi su un diario segreto "spero di essere lesbica". E così fu. Da quasi un anno e mezzo sto con la mia bellissima compagna, la mia storia più bella ed unica. Quando mi misi con lei ricordo di non aver mai avuto paura di dirlo ai miei genitori...anzi a dir la verità, vivendo fuori in quel periodo non ne avevo la necessità,ma un giorno ricordo che lo scrissi in un messaggio a mia sorella maggiore e lei mi disse che li a casa avevano avuto questo dubbio e che a loro comunque non importava, piuttosto mi diede il benvenuto nel mondo delle coppie. Fu un sano sollievo,ma quasi scontato per me, che ero cresciuta con in testa le parole di mia madre che dicevano che "qualsiasi cosa farai noi saremo sempre dalla tua parte,sempre". Sapevo che non avrei trovato un muro da parte loro. Alcune volte esce il discorso e mia madre mi parla di un percorso complesso che loro comunque hanno affrontato, anzi affrontano e della paura delle difficoltà che io e Lei dovremo affrontare. Ma sono loro profondamente grata, sapevo che non mi avrebbero delusa, come io so di non aver deluso loro. E inoltre adoro il timido modo di rapportarsi con me e con questa mia "condizione"che ha mio padre, un orso timido che parla poco, ma che ha comprato decine di libri sull'argomento...so che è il suo modo per..starmi accanto.
Dall'altra parte però vedo situazioni totalmente differenti...di genitori che si vergognano dei loro figli,che li abbandonano e li disprezzano. Eppure c'è chi dice che le coppie eterosessuali sono di bravi genitori....io e la mia compagna sapremmo amare e capire un figlio migliaia di volte meglio di come una famiglia del genere può fare.
Storia di Stefano
Sono Stefano e ho 43 anni. Anch'io ho commesso l'errore di sposarmi pur sentendomi sin da ragazzo evidentemente omosessuale. La mia vita da ragazzo non è stata certo diversa da quella di tanti giovani gay: smarrimento, solitudine, ironia altrui. Ad aggravare la mia situazione c'è stata la mia famiglia molto piccolo borghese che avrebbe preferito un figlio in galera piuttosto che omosessuale. Sono cresciuto in un clima piuttosto omofobo ma soprattutto senza una vera solidarietà familiare nel senso esteso, soprattutto materna. Una mancanza che ha sviluppato in me una profonda e cronica sfiducia non solo nella mia naturale sessualità ma anche nelle mie capacità personali, sociali e comportamentali. Sono cresciuto nel perenne timore di non farcela, a scuola, tra la gente e con una scarsa stima di me stesso. Non ho mai avuto amici per diffidenza e nel timore di essere deriso per le mie “tendenze” più di quanto non lo fossi già stato a scuola, e poi in Marina e anche sul lavoro. La mia omosessualità non ha certo giovato di quel clima familiare omofobo e diventato adulto non sono stato più in grado di accettare quell'atteggiamento familiare negativo e contrario. Avrei voluto spiegare alla mia famiglia che l'omosessualità, al di là della derisione e delle battutine, non significa per forza sporcizia morale, trame nell'ombra, promiscuità, sveltine nei cessi delle stazioni ma che può anche voler dire Amare con la A maiuscola, fedeltà, provare affetto e amicizia disinteressata. Ma da vigliacco non ebbi mai la forza, il coraggio e la fiducia in me stesso per fare certi discorsi. Alla fine degli anni '80 ho sofferto anche di misoginia e non è argomento da barzelletta. Non sopportavo le donne, non sopportavo la loro vicinanza e la loro influenza nella mia vita. Non sopportavo che loro potessero amare gli uomini senza vergognarsene, alla luce del sole, le vedevo come infide e nemiche. A causa anche di un profondo innamoramento finito nel nulla e la dolorosa amarezza che ne seguì, decisi nel 1990 di “smettere” di essere omosessuale, stanco di soffrire senza scopo, convinto che la mia omosessualità non mi avrebbe mai “portato” a nulla se non a delusioni. Una scelta folle e assurda che a quei tempi mi pareva difficile ma possibile. Volevo anch'io guardare in faccia le altre persone, volevo anch'io essere come gli altri, volevo anch'io smettere di vivere storielle deludenti e senza futuro, volevo anch'io illudermi di poter essere sereno e felice. Perché gli altri sì e io no? Commisi l'errore che tanti gay hanno fatto, per ragioni diverse: trovai una brava ragazza che si innamorò di me e la sposai. Dopo 16 anni di matrimonio e due bei figli, il nostro rapporto è oramai in grave difficoltà malgrado io non l'abbia MAI tradita. Nei primi tempi mi illudevo di essere in grado di reggere la parte ma col trascorrere degli anni la mia omosessualità non accennava a scomparire, anzi si rafforzava nella solitudine, nel silenzio e nello sconforto. Sono derivati scompensi emotivi, ansia, diffidenza verso gli altri, attacchi d'ira incontrollabili verso i miei figli, botte in famiglia, un malessere psicologico profondo, disturbi alimentari, vomito indotto, non accettazione del proprio corpo e del proprio aspetto. Pochi anni fa ho passato un lungo periodo di depressione altalenante che ha ulteriormente minato la mia serenità e quella di un matrimonio oramai agli sgoccioli. Sono da tempo in terapia da una psichiatra dell'ASL. Una brava ragazza che ha capito la mia situazione ma che non può fare nulla di concreto per me se non ascoltarmi. Ho assunto anche antipsicotici e antidepressivi con l'unico effetto di dormire in piedi e non avere più reazioni a livello sessuale, in una sorta di castrazione chimica. A 43 anni continuo a ritrovarmi solo, senza amici, senza sesso, senza amore, senza nessuno con cui parlare se non una psichiatra, nascondendomi dagli altri e da me stesso e con una bella moglie stanca e delusa che continua a frugarmi tra le cose nella vana speranza di capire cosa le nascondo, di capire dove lei crede di avere sbagliato. Negli ultimi tempi il mio desiderio di innamorarmi di un uomo senza vergognarmi, di farci l'amore assieme e di averlo accanto è pure aumentato ma dentro di me c'è la consapevolezza che le mie scelte matrimoniali vanno rispettate a QUALUNQUE costo, che sto già facendo pagare abbastanza chi mi sta vicino e mi ha voluto bene e che oramai il mio dado è tratto. Voglio dire a chi mi legge: NON vi sposate se siete omosessuali e non vi accettate. Se non vi accettate, NON permetterete mai a nessuno di amarvi perchè sarete voi i primi a non amarvi, come succede a me. L'omosessualità NON la potrete mai cancellare, la potrete nascondere, mistificare, camuffare ma MAI cancellare, essa prevarrà sempre e comunque. Se non vi accettate essa per voi sarà una condanna senza speranza, come lo è per me, fonte di dolore e solitudine. NON trascinate nella vostra disperazione persone che non hanno colpa col solo risultato di farle soffrire per i vostri errori, per le vostre vane speranze di “redenzione” da qualcosa che non necessita di essere redenta. Io continuo ad avere la forza di non tradire mia moglie perché la rispetto ma i risultati sulla mia personalità sono disastrosi, NON fate lo stesso errore. Piuttosto vivete da soli ma NON trascinate degli innocenti in un vortice di solitudine e malinconia. NON rinchiudete gli altri nella gabbia che voi stessi vi siete creati intorno, come ho fatto io.
Grazie,
Stefano
Storia di elisena
Era il 31 agosto 2008, ero da poche ore tornata dalle vacanze, e mio figlio di 19 anni mi disse di essere omosessuale. Devo dire la verità al momento mi sembrò che il mondo mi fosse cascato addosso, non avevo più voglia di niente e piangevo in continuazione. Anche se non mi è mai passato per la mente di abbandonare mio figlio a sè stesso, senza l'aiuto psicologico della famiglia, ero solo io che mi sentivo distrutta e pensavo che sia io che mio marito si fosse sbagliato in qualche cosa durante l'infanzia e adolescenza; ovviamente ero e sono ignorante sull'argomento, comunque mi ha aiutato molto a capire il vostro sito su internet. Noi siamo e saremo sempre con nostro figlio, e appoggeremo sempre le sue scelte e le sue decisioni, senza vergogna.
