Storie di famiglie
Qui di seguito troverai le storie di persone che hanno saputo che un loro familiare o un loro amico è omosessuale. Hanno deciso di condividere le loro emozioni. A volte hanno provato dispiacere, vergogna, senso di colpa, imbarazzo ma nella maggior parte dei casi ha prevalso l'affetto e l'amore della famiglia.
Qui troverai anche le storie di persone omosessuali che raccontano la loro esperienza nella famiglia di origine.
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Storia di Ros
Un saluto a tutti i componenti di questo forum è sempre meraviglioso. Era da molto che non ci tornavo
ciao e buone vacanze a tutti
Grazie Ros!
Un caro saluto,
dott. Enrico de Sanctis
Psicologo-Psicoterapeuta
Sito: www.enricodesanctis.it
Blog: http://psicologo-milano.blogspot.com
Storia di Fabri
E adesso, finalmente adesso, dopo un lungo periodo fatto di intense riflessioni ma vuoto di vita, dopo aver realizzato che sì… va tutto bene, dopo aver capito che ho anch’io diritto alla felicità, dopo aver calato già in parte quel sipario che così a lungo ha celato un palco di emozioni contrastanti e di tanta, tanta voglia di vivere se stessi e gli altri… adesso vorrei riuscire a dirlo alle mie due sorelle A. e T.. Forse sanno già da tempo, forse prima ancora che io stesso ne prendessi coscienza: A. sono sicuro mi accoglierà a braccia aperte, ma T. …be’, so già che con lei sarà più difficile. Quando ha saputo che mio fratello più grande aveva avuto rapporti anche con gli uomini ha avuto una reazione altamente discriminatoria. Ha subito paventato l’ipotesi che potesse aver preso chissà quali malattie e che dunque sarebbe stato meglio stargli alla larga (mio fratello abita in una città diversa dalle mie sorelle, che invece vivono insieme, e da me). Ha addirittura parlato con i miei fratelli più piccoli (siamo una famiglia numerosa ma purtroppo “dispersa” geograficamente per lavoro o studio) dicendo loro, qualora fosse andato a far visita, di stare molto attenti ed evitare di avvicinarsi troppo o di bere nel suo stesso bicchiere. I miei fratelli più piccoli si sono ovviamente spaventati ma ci hanno passato su apparentemente senza batter ciglio. Uno di loro però, dopo un qualche mese, mi ha chiesto spiegazioni in proposito. Non gli ho detto le cose come stavano con l’intento di tutelare la privacy di mio fratello maggiore, mi sono limitato a far finta che la cosa non avesse alcun peso e che non c’era nulla di cui preoccuparsi, che T. aveva semplicemente esagerato.
Fatto sta che adesso sento che sono pronto a parlare ad entrambe e non ritengo corretto dirlo soltanto ad A. lasciando T. all’oscuro. Non solo ne va della mia onestà, ma sento che non riuscirei a vivere serenamente ed in piena libertà la mia vita, o meglio a riprendere la mia vita da dove l’avevo interrotta, se entrambe non fossero pronte ad appoggiarmi. Sono un ragazzo piuttosto acculturato e dotato di una buona dialettica, ma non credo che sia questo ciò che serve per farmi amare e rispettare pienamente da T., non credo che insomma basti parlarle della “questione omosessuale”: il fatto che possa capire basta a farmi amare? Dunque che fare? Finora ho subito la mia vita, adesso voglio viverla, ma senza di lei al mio fianco mi sembra come di “tradirla”…
Caro Fabri,
mi fa piacere sentire la sua carica propositiva, sono contento per lei. Mi sembra che lei abbia tutte le risorse per poter far fronte alla vita, che presenta, come sa, le sue difficoltà e le sue miserie. Alle volte non è sempe facile, e il diritto alla felicità, di cui lei parla giustamente, è un punto di partenza indispensabile. Certo, magari, nel corso della vita, ci sono tiri da aggiustare, compromessi da fare, aspettative da modificare, ma il diritto alla felicità è qualcosa a cui dobbiamo tendere, che dobbiamo poter riconoscere a noi stessi. Questo riconoscimento è importante perché va di pari passo con l'idea che noi abbiamo un valore per noi stessi e che meritiamo di essere un po' felici, o almeno ci proviamo.
E' molto bello quando dice che la sua buona dialettica non servirà a farsi amare, è una verità che non credo sia facile ammettere. Molte persone, infatti, confondono la sostanza con la forma e non si accorgono che non basterà raggiungere titoli prestigiosi e conquistare cariche importanti per farsi amare. Io credo che lei conosca già la risposta alla sua domanda: come si fa per farci amare? La risposta, almeno questo è quello che penso in questo caso, è niente, non si fa niente. Chi ci ama, ci ama e basta per quello che siamo. Tutto il resto non è amore. Il sentimento di tradimento che prova all'idea di uscire allo scoperto con T. è molto sensato. T. ha un'idea e lei non vuole più "subirla", la contrasta e, quindi, la tradisce sì. Ma questo è l'unico modo per poter esistere, Fabri. Lei, scrivendoci, ci sta dicendo che vuole esistere, che vuole uscire allo scoperto ed emergere da un'ombra che le è diventata stretta. Quindi, la scelta non può che essere tra: tradire, e così esistere, oppure continuare a illudersi di essere amati compiacendo l'altro e, magari, avendo paura della vita.
Fabri, essere autonomi significa tenere conto delle opinioni degli altri fino al punto in cui non "uccidono" le nostre, significa vivere riuscendo a dialogare con gli altri alla pari, rispettando le reciproche differenze. Essere autonomi significa vivere senza l'approvazione dell'altro. Se questo significa perderlo, non dipende più da noi. A lei la scelta.
Davvero un caro augurio,
dott. Enrico de Sanctis
Psicologo-Psicoterapeuta
Sito: www.enricodesanctis.it
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Storia di lelle
ho 20 anni. dall'eta di 15 sapevo di essere gay. a febbraio di quest'anno ho deciso di dire a mamma che amavo un uomo. lei sapeva di me da anni ma non ha mai accettato. quando le ho detto così, si è arrabbiata. io sono andato a fare una passeggiata. a quel punto, una volta tornato, mi ha preparato la valigia e sono dovuto uscire di casa.
Caro lelle,
a me dispiace moltissimo leggere quello che hai scritto, mi lascia senza fiato. Immagino come devi sentirti: "Cos'ho fatto di male, per meritare questo?", magari stai pensando questo? Magari ti senti sbagliato, tradito, colpevole. Ma tu non c'entri, tu non hai fatto niente. Non so se sia possibile aiutare tua madre a capire, non so se è questo quello che vuoi. Un tentativo lo puoi fare, ma ricordati che siete in due, un passo puoi farlo tu, un passo deve farlo anche lei. Immagino che ti senti solo, ma spero che tu possa trovare affetti intorno a te. Se non li hai, cercali, anche attraverso le strutture sociali. Ti strappo la promessa di non mollare e di avere coraggio. Lo so che è dura, ma non accetto un no.
Non sei solo, lelle, ti sono vicino.
Un saluto caro,
dott. Enrico de Sanctis
Psicologo-Psicoterapeuta
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