La storia che segue ce la racconta "un ragazzo come tutti gli altri".
Il navigatore che vorrà spendere un po' del suo tempo per leggerla si ritroverà davanti a un percorso di vita con molte sfumature emotive. Questo ragazzo ci racconta i suoi pensieri, i suoi dubbi, i suoi sentimenti. Ci racconta dell'orrore dell'omofobia. Ci parla di alcuni passaggi importanti legati alla sua autonomia, alla sua sessualità, ma soprattutto all'amore, al senso dell'amore. Una parola oggi che sembra dimenticata. In nome dell'amore non bisogna rassegnarsi, nonostante la strada sia in salita.
Non voglio dire altro, se non esprimere il mio piacere personale nel vedere come "un ragazzo come tutti gli altri" si stia aprendo. Lo fa anche qui, pubblicamente. E presto sono sicuro che potrà metterci anche il suo nome ed essere non come tutti gli altri, ma come se stesso. Esclusivamente se stesso.
"Ciao, non mi presento per rispetto delle persone di cui vado a parlare in questo testo perchè non voglio disturbare la tranquillità di nessuno, ho solo bisogno e voglia di raccontare la mia esperienza e la maggiorparte della mia storia. Ho 19 anni e vivo in una piccola città, una di quelle città piene di persone a cui piace parlare di quello che accade agli altri perchè a volte parlare della vita degli altri distoglie i pensieri dalla propria. Io voglio solo raccontarvi parte di questi diciannove anni che mi hanno condotto a pensarla come la penso ora sull'omosessualità, un pensiero che probabilmente cambierà di nuovo col tempo, si evolverà e troverà nuove risposte. Forse sono ancora troppo giovane per dichiararmi convintamente eterosessuale o omosessuale però leggendo le storie e le esperienze su questo gruppo, sotto invito di mia madre, ho deciso che volevo condividere anche la mia. Volevo chiarire solo che il non dire il mio nome,da dove vengo e dove vivo deriva dal fatto che la mia esperienza è stata formata dalla conoscenza di tante persone che forse potrebbero non avere piacere ad essere citate e per rispetto preferisco non essere troppo dettagliato così da non avere problemi nello scrivere un testo che non vuol giudicare nessuno ma solo raccontare una storia. La mia storia.
Personalmente a me da un certo momento è interessato decisamente poco cosa gli altri pensavano, perchè in una città non troppo grande soprattutto alla mia età è ovvio che la gente si formi un'idea sugli altri e spesso le idee che una persona si fa non sono positive ma nascono per schernire e prendersi gioco degli altri, almeno per quanto riguarda i ragazzi credo; quindi ora tutte le parole, le voci e i bisbiglii che mi sento attorno mi trapassano senza toccarmi. Alla fine ognuno è fatto a modo suo, se fossimo tutti uguali sarebbe un mondo molto noioso. Io da un certo momento ho cominciato a fare riferimento solo e solamente al mio giudizio personale sulla mia vita, sulle mie scelte e su quello che faccio ma ce ne è voluto di tempo per arrivarci. Essendo cresciuto in una famiglia cattolica ho sempre avuto una mentalità un po' particolare su alcuni argomenti e sono arrivato a giudicare alcune persone senza neanche conoscerle solo per usi diversi dai miei; la cultura di questo paese mi ha portato ad avere determinati sogni e aspirazioni tra i quali c'era il poter avere una bella famiglia in un futuro prossimo. Questo forse è uno degli unici motivi che mi hanno visto titubante su fare scelte a carattere sessuale perchè ciò che volevo era quello. Volevo quel futuro e non accettavo di averne uno diverso. Il mio modo di pensare è cambiano circa un anno fa quando per altre ragioni, crisi personali dovute allo stress scolastico, sono finito a fare terapia con una psicologa con cui parlo ancora oggi.
Le mie crisi di panico e blocchi erano dovuti a un rifiuto pesante che provavo verso i giudizi dei miei coetanei e dei miei professori al liceo che mi portavano ad autodistruggermi per essere apprezzato da tutti. Mi veniva chiesto di fare una cosa e io la facevo senza pensarci due volte anche se in effetti mi disturbava al quanto: mi chiedevano di andare a letto con una determinata ragazza e io lo facevo; mi dicevano di fingermi un amante geloso e io lo facevo. A volte mi additavano di omosessualità e io dimostravo il contrario cercando in continuazione di avere relazioni, che poi in effetti avevo; ma che duravano poco perchè nascevano per le motivazioni più sbagliate. In quel momento per me non era accettabile considerare quella eventualità perchè avevo un determinato obiettivo nella mia testa. Sapevo quello che volevo e avrei fatto qualsiasi cosa per ottenerlo. Nella mia classe c'era un ragazzo omosessuale attratto da me che costantemente mi metteva in imbarazzo dicendo cose che io trovavo spiacevoli e stupide, raccontando sogni pornografici che aveva fatto su di me alla classe intera. La cosa che mi turbava più di tutte era che in quel contesto veniva protetto il povero ragazzo gay senza speranze piuttosto che la persona che veniva messa in mezzo alle sue idiozie. Probabilmente è anche per colpa sua che mi sono ritrovato ad odiare la mia classe perchè la sua gelosia nei miei confronti era estrema. I suoi amici non mi potavano parlare perchè lui non voleva, non potevo andare a studiare con un mio compagno di classe perchè lui non voleva. La situazione era insostenibile e ogni giorno mi ripetevo che non sarei mai diventato come lui e che se tutti i gay sono come lui non avrei mai potuto considerare questa eventualità.
Devo ringraziare la mia psicologa per avermi aiutato a superare quel momento e avermi fatto tornare in me stesso quando alla mia richiesta di cure per una possibile omosessualità mi ha risposto che avevo ''bimbi morti'' nel cervello e che non era una scelta che potevo prendere, ma era uno stato che se fosse capitato avrei dovuto accettare. A pensarci ora trovo molto più innaturale cercare di cambiare la ''personale e normale'' natura di una persona. Nel momento in cui non vado a fare male ad altri e non ne faccio neanche a me perchè dovrei cambiare il mio modo di essere se è quello che mi permette di essere felice? Ma fino ad allora non ero mai stato a contatto con quel ''mondo parallelo'' che guardavo con paura e ammirazione, dal quale anzi mi tenevo ben distante per non dare possibilità alle persone di parlare o forse perchè non volevo ammettere la possibilità di poter provare emozioni vere e sincere in una relazione che veniva considerata dalla gente comune deviata. Io non volevo essere deviato, quindi i miei dubbi e le mie perplessità le tenevo per me solo e per la psicologa che alla fine consideravo come uno specchio, una persona che mi permetteva di parlare con me stesso e di farmi capire determinate cose.
E' stato un caso la mia entrata in questo mondo. Un caso, esattamente come un sacco di altre cose assolutamente casuali che mi sono capitate da quella giornata estiva in avanti. Qualcuno potrebbe parlare di destino ma io personalmente non credo a queste cose.
Era appena iniziato Luglio e io stavo aspettando di dare l'esame orale della maturità, ero l'ultimo di tutta la scuola. Nei giorni precedenti al mio esame ero spesso andato a seguire le interrogazioni dei miei compagni di scuola e di classe. Una mattina mentre uscivo dall'orale del mio migliore amico di allora, che ora non mi saluta neanche più per via delle mie scelte ''sbagliate'' ho incontrato una ragazza. L'avevo già vista a scuola diverse volte e la salutavo perchè una volta avevamo avuto uno scambio di battute. Se non sbaglio lei mi aveva chiesto:'' Quando mi dirai che sei gay?'' e io le avevo risposto:'' beh, per ora non credo proprio di esserlo.. però un giorno ti farò sapere''. Mentre camminavo immerso nei miei pensieri vedo che questa persona con uno sguardo poco sereno viene da me e mi chiede di seguirla. Ovviamente l'ho fatto sennò probabilmente ora non sarei qui a raccontarvi niente di tutto questo. Mi ha trascinato in un caffè e ha cominciato a raccontarmi della sua vita sentimentale. Ricordo ancora tutta la lista di ragazze con cui era stata, che aveva frequentato, che aveva tradito, preso in giro, amato. E ogni momento che passavo con lei cominciavo a realizzare che forse non era così folle e fuori dal mondo poter provare certi sentimenti nei confronti di una persona dello stesso sesso. Lei alla fine sembrava serena: i suoi genitori sapevano e accettavano la situazione, lei poteva vivere la sua vita senza avere intoppi e dai suoi racconti sembrava anche che tutte queste ragazze che aveva conosciuto l'avessero anche resa felice.
Dopo quella giornata ce ne sono state altre simili. Passavo ore intere ad ascoltare queste fantastiche storie che si incrociavano l'una con l'altra e che creavano un fittissimo labirinto nella mia testa. Lei è stata la prima persona, dopo la mia psicologa con cui ho parlato di omosessualità. Il dirle,''Credo di avere una cotta per un ragazzo'', mi ha veramente aperto il cuore, mi ha liberato.
Non si è limitata solo ad ascoltarmi come io avevo fatto con lei, ma una sera è venuta da me e mi ha chiesto:(aveva appena cominciato ad uscire con una nuova ragazza)''vuoi conoscere il mio nuovo amore? Stasera andiamo a ballare e se vuoi puoi venire anche tu.''
Per un attimo mi sono sentito gelare l'animo. Andare a ballare con lei significava andare in una discoteca gay, andare in una discoteca gay voleva dire in qualche modo accettarsi non solo a livello teorico. Infatti io fino a quel momento ero sempre stato semplicemente un ''gay'' in teoria ma mai in pratica e il fatto di andare in una discoteca libertina mi spaventava molto, però presi coraggio e ci andai pensando, ''cosa mai potrà succedere?'',''probabilmente sarà molto divertente''..
Le ultime parole famose.
Dopo essere tornato a casa sulle ginocchia a causa di quanto stavo male, aver vomitato tutto ciò che avevo in corpo contro il mio migliore amico che era venuto a recuperarmi alle 4 di mattina, mi sono fatto raccontare l'accaduto e ho saputo (anche se mi ricordavo gran parte dell'accaduto ma me ne vergognavo profondamente) che a un certo punto avevo perso i pantaloni e mi ero ritrovato in un posto isolato con un ragazzo di 28 anni che mi aveva messo le mani nei pantaloni e mi aveva toccato. Quella serata la ricordo con un velo di orrore, non tanto per la serata in sè perchè comunque non sono stato obbligato a fare nulla, anzi nel momento in cui ho mostrato il mio disagio sono stato lasciato andare, ma per il fatto di aver cercato di coprire quello che sentivo con l'alcool per poi eventualmente poter dire. Beh sono stati gli 8 negroni che mi hanno fatto fare queste cose. Invece tutto l'alcool che ho ingerito quella sera non è servito proprio a niente, mi ha fatto stare soltanto male dopo e mi ha fatto vivere male quello che alla fine sarebbe potuto essere un bel momento, un momento per capire cosa diamine mi stava passando per la testa. Alla fine della serata invece sapevo solo che alcuni uomini potevano trovarmi appetibile perchè il mio fisico non gli dispiaceva. Un ottimo risultato devo dire. Veramente. E intanto tutte le mie migliaia di domande esistenziali rimanevano senza risposta.
La mia seconda esperienza, se questa si può considerare tale è successa a settembre-ottobre. In quel periodo avevo cominciato a frequentare assiduamente un gay pub molto carino. Mi piaceva molto andare li con un mio amico che mi ripeteva in continuazione di amare le donne e invece veniva con me in un locale gay. Io ovviamente facevo la stessa cosa, ognuno sapeva dell'altro ma non ce lo saremmo mai detto se non in un caso particolare. In questo locale ho conosciuto il mio primo ''ragazzo'' se così si può definire. Siamo usciti insieme 6 giorni. 6 giorni non bastano neanche per conoscere una persona, figuriamoci per definirla primo ''ragazzo''. A me invece è bastato non tanto perchè fossi in qualche modo profondamente attratto da lui. In effetti le nostre personalità non erano molto affini. Spesso si divertiva a prendermi in giro solo perchè mi ritrovavo in imbarazzo in alcuni momenti che essendo per me completamente nuovi non erano facilmente apprezzabili. Il primo bacio glielo ho dato per strada alle 2 e mezzo di notte quando non c'era un'anima in giro dopo una scommessa al primo appuntamento, per uno strano gioco del caso ero in mutande anche quella volta. Era quello che volevo. Volevo vedere se riuscivo ad avere un rapporto di intimità con un uomo. Infatti per verificare bene quello che avevo cominciato a capire il giorno dopo abbiamo dormito insieme e lì ho capito tutto il resto delle cose che volevo sapere. Prima di allora avevo avuto diverse storie con ragazze più o meno carine, più o meno intelligenti a cui mi ero più o meno affezionato. Avevo avuto rapporti sessuali con loro e passato la notte insieme però niente di tutto quello era stato paragonabile a passare una notte con quel ragazzo che per altro non mi piaceva neanche mi attraeva solo fisicamente e nemmeno tanto. La storia è durata poco perchè dopo una settimana un suo ex è riapparso e ha deciso che preferiva uscire con lui ed ancora oggi stanno insieme. Tempo record a quanto mi ha detto. Mi ha salutato dicendomi che si era sbagliato nel valutare quello che provava per me e che preferiva stare un po' da solo, tutto questo con un enorme succhiotto sul collo che solo un cieco avrebbe potuto non vedere. La situazione non mi ha disturbato più di tanto. Anzi quella sera sono andato a divertirmi in città con dei miei amici, abbiamo bevuto, riso e scherzato. Almeno questa volta avevo avuto la risposta che volevo.
A questo punto direi che è il momento di inserire la mia famiglia nella storia perchè diventa interessante la situazione all'avvicinarsi alla mia seconda e per ora ultima storia. Queste piccole esperienze sono nate e morte nella clandestinità, non tanto perchè mi vergognassi di parlarne con i miei genitori ma principalmente perchè non mi interessava farlo, non vedevo in cosa li riguardasse. Mia madre per altro solo con me e non con i miei fratelli aveva sempre parlato di ''fidanzati o fidanzate'' e non mancava attimo che non mi dicesse:'' caro, a me non importa con chi vai a letto, non è di certo quello che ti farà una persona cattiva'', e aggiungeva: '' i miei migliori amici sono omosessuali''. Quindi non mi sentivo neanche tanto in dovere morale di spiegarglielo. L'unica persona di cui avevo profondo timore era la mia governante che additava gli omosessuali come luridi sporchi malati. Ora dice che lo sono solo le lesbiche perchè sa che uscivo con un ragazzo. Quindi la mia famiglia non mi ha mai messo ansia da questo punto di vista. Mio fratello maggiore lo ha scoperto una volta perchè mi sono fatto un suo amico una sera in discoteca perchè cercavo conferme(per altro è stato uno su 25, tra i quali c'era anche il mio amico finto gay che ho baciato per dimostrargli che era omosessuale), mio fratellino lo sa perchè ne abbiamo parlato in modo molto tranquillo e socievole e tutt'ora mi chiede consigli su come conquistare le sue compagne di classe.
Questa è la mia situazione famigliare di ora. Quando sono stato lasciato dal mio primo ragazzo non c'era niente di ufficiale. Erano 2-3 settimane che dormivo fuori casa perchè avevo litigato con mio padre e dopo alcune trattative stavo decidendo di trasferirmi in un appartamento con amici. La situazione si è risolta ed ha ripreso il normale svolgimento quando mi sono innamorato per la prima volta. Mi sono innamorato della persona sbagliata questo è vero e tutt'ora sono innamorato probabilmente solo di un'idea e di tante vane parole. Però anche questa situazione mi ha aiutato a ricreare un rapporto limpido e stabile con la mia famiglia e mettermi di fronte alla crudele normalità. Da una parte l'entrata di questa persona nella mia vita mi ha riappacificato dentro e mi ha dato la forza di chiarire e parlare con i miei genitori, dall'altra mi ha fatto conoscere la normalità, la sua famiglia è completamente diversa dalla mia.
Infatti ho scoperto a mie spese che sono molto poche le famiglie che vedono l'eventualità di un figlio gay in modo positivo. E vorrei illudermi di credere che le ragioni per cui non esco più con questo ragazzo siano familiari; purtroppo penso che come io ho avuto bisogno di qualcuno per entrare e capire, lui abbia avuto bisogno dello stesso ''trampolino''. E' particolare sentirsi tuffatore e trampolino a così breve tempo di distanza e fa male credo. Però non è di questo che voglio parlare. Voglio parlare di quanto assurda per me che ho una determinata situazione familiare possa sembrare quella che in effetti è la tipica e sbagliata normalità.
Ho conosciuto questo ragazzo grazie a un ritorno della mia dolce e cara amica dell'estate. Si era appena lasciata dalla sua ragazza e ne aveva trovata una nuova (questa devo ammettere che è dolce, simpatica e carina, l'altra non mi piaceva molto) e in quella occasione ci eravamo rivisti e avevamo ricominciato ad uscire insieme. Era divertente, molto. Sempre in quel periodo la sua ragazza si trasferiva nella mia città e cercava coinquilini e io mi sentivo quello perfetto siccome avevo litigato con mio padre e volevo un po' di pace volevo trasferirmi con lei.
In questa circostanza mi ha presentato Lui. Io non avevo la minima idea di quello che sarebbe o non sarebbe successo e probabilmente neanche Lui. Dopo un po' di tempo che vedevo che lei portava sempre questo intruso alle nostre uscite e che per di più si vedevano anche senza di me mi ero fatto un paio di domande. E ben presto avevo ricevuto le mie risposte quando la mia amica mi ha detto che dovevo raccontargli qualche storia della mia ''grande esperienza'' per fargli accettare la sua identità. Lui era gay! Che sorpresa interessante. Io non sono un grande corteggiatore, la mia amica aveva già deciso che io e lui avremmo cominciato ad uscire insieme; non sapevo da dove iniziare, cosa dire e come. Sta di fatto che con varie scuse e improvvisate tutte astutamente create dalla mia amica mi sono ritrovato su un tetto a parlare delle sue paure, dei suoi dubbi, del suo passato. Forse quello è stato uno dei momenti più suggestivi e belli che io ricordi. Mi sentivo pervaso di paura perchè sapevo che rischiavo di essere solo un ''trampolino'', un mezzo per capire la propria identità, ma allo stesso tempo le sue parole mi incantavano. Dopo un lungo momento di tentennamento e di timore però lo ho baciato. Sì, l'ho baciato e in quel momento sono stato schiacciato da un'enorme meteora che mi ha sepolto sotto la sua mole lasciandomi inerme, senza difese. Forse quella è la prima volta che ho baciato una persona, sapendo che non solo mi attraeva fisicamente ma mi piaceva anche come la pensava, mi piaceva come cantava le canzoni nel mio salotto mentre suonava il pianoforte e come io le cantavo insieme a lui, come capiva le mie citazioni dai film più strampalati, come in un modo tutto suo mi faceva sentire terribilmente importante, non mi considerava l'ultimo stupido di questo pianeta, carino da guardare ma niente di più, con lui potevo anche parlare dei miei sogni, delle mie speranze e delle mie paure.
Il tempo è un fattore molto importante in queste storie e siccome accresceva la voglia e l'interesse di passare tempo insieme, siamo stati molto incauti. 3 giorni soli sono bastati a mettere tutto su un baratro senza fondo. Il terzo giorno infatti i suoi genitori hanno scoperto che usciva con me. Hanno scoperto che il loro caro, dolce figlio usciva con un uomo. Se i miei genitori erano cristiani i suoi erano di una setta cattolica super radicale. Ho sentito delle cose atroci uscire dai suoi racconti su quello che gli succedeva a casa. Di un padre che gli avrebbe sparato a una gamba piuttosto che vederlo uscire con un uomo. Di una madre che si dispiaceva di non essersene accorta in tempo utile per trovare una soluzione. Lo trattavano come un malato terminale di cui loro si sentivano i carnefici, loro che non erano stati in grado di capire il disagio del figlio e che non gli avevano dato i mezzi per uscirne. Mi viene il vomito solo a pensarlo.
Mentre questa notizia scoppiava come una bomba anche Lui faceva altrettanto. Mi ricordo che lo trovavo sotto casa con le lacrime agli occhi. Entrava in casa mia e piangeva, piangeva e tremava. E' grandissimo il male che dei genitori ciechi possono fare a un figlio. La violenza della sua famiglia sembrava così forte che mi sentivo in colpa, colpevole di aver deviato loro figlio. Lui a quanto diceva non voleva farli soffrire, non voleva farli stare male, non voleva che odiassero se stessi per colpa sua. Io nei suoi panni avrei reagito in modo drastico e li avrei mollati a crogiolare nel loro brodo mentre io vivevo la mia vita spalleggiato da amici. Altre volte avevo preso e me ne ero andato di casa senza tanti complimenti per molto meno. Ma lui no, per citarlo lui voleva comportarsi da adulto tra bambini che si dichiarano tali. Quindi era sottostato alle regole di questi sciocchi bambinoni. Per questo per una settimana intera non ci siamo visti, loro dovevano avere il tempo per accettare la situazione, dovevano chiamare degli psicologi, degli esperti da cui mandarlo per rimetterlo sulla giusta strada, la strada della virtù e dell'onore. Io gli avevo anche dato il numero della mia di psicologa pensando che parlare con una persona che capisce qualcosa in tema sarebbe stato loro utile, invece ho fatto solo danni. Infatti loro hanno fatto finta di andarci, e invece sono andati da uno psicologo cattolico, sperando che avrebbe dato loro la formula magica per la cura. Dicendo poi al figlio che questo esperto era stato loro suggerito dalla mia psicologa. Bugie, su bugie si sono susseguite in quei giorni. Al termine di quella settimana ci siamo rivisti e per me era come se non fosse passato un giorno, in quel periodo avevo sofferto un po' per la sua mancanza, ma il fatto di rivederlo mi faceva sentire bene. La pacchia però è durata molto poco perchè i suoi genitori non hanno smesso di aggredirlo e dopo poco tempo lui deve essersi arreso. Questo è quello che mi piace tristemente pensare. Perchè non voglio e non posso credere che sia stato tutto un semplice fatto di assunzione di un'identità. Quella cometa che quella sera sul tetto mi aveva schiacciato e sotto la quale ero rimasto perchè quel dolore mi faceva stare bene si era tramutata in un qualcosa di insopportabile.
Dopo questi fatti io e Lui non ci siamo più visti. Credo che lui stia continuando a vivere normalmente la sua vita, nei limiti del possibile, stia dando i suoi esami e stia facendo quello che deve per raggiungere i suoi obiettivi, io.. beh.. io mi sto prendendo un po' di tempo perchè ancora oggi passo giornate a chiedermi cosa sarebbe potuto essere, come sarebbe potuta andare se avessi agito diversamente e se mai le cose ritorneranno indietro, anche se i miei amici, la mia famiglia e tutte le altre persone a cui ho raccontato la mia storia mi hanno detto che ormai non c'è molto da fare. La nostra fase è iniziata ed è finita. Come tutte le cose.
Però da quel momento ho cominciato a provare orrore e rifiuto nei confronti di quei genitori che mettono davanti alla felicità del figlio il loro onore, avere un figlio omosessuale non vuol dire vivere nel disonore, è come avere un figlio biondo, moro, castano, alto o basso. Quando decidi di prenderti cura di una creatura che tu stesso hai generato dovresti lascarle la possibilità di essere se stessa e di vivere la sua vita. Vorrei tanto capire cosa c'è di disonorevole nel provare un sentimento bello come l'amore nei confronti di un altro essere umano.
Con questo credo di aver finito la mia esperienza in tema. Vivo ancora in questa piccola città e non mi importa di quello che dice la gente, perchè da un certo momento in poi ho cominciato a conoscere persone nuove e a essere me stesso con loro a 360°, le persone vecchie.. beh.. loro per la maggiorparte mi hanno smesso di considerare, sarebbe fuori di testa avere un amico gay per una persona che ha l'immagine del duce sulla porta di camera sua. Io però non lo avevo giudicato per questo, perchè lui invece sì? Quindi oggi con convinzione posso dire di essere felice di essere me stesso e se qualcuno venisse da me e mi dicesse: '' se prendi questo farmaco potrai ricominciare tutto ed essere normale''; io non accetterei, perchè mi piace la mia vita e ringrazio tanto il caso che mi ha dato una famiglia che mi ha sempre apprezzato per quello che sono anche quando io dubitavo di me stesso e che mi vuole bene a prescindere da tutto".
Ciao a tutti. Mi chiamo Cinzia, sono di Milano e ho 41 anni.
Ho avuto consapevolezza di essere attratta dalle donne sin da piccola, ho fatto coming out a 13 anni, i miei genitori mi hanno tirato fuori la cosa perche` mi vedevano strana, in ansia. In realta` ero semplicemente innamorata. E` stato ovviamente un dramma. I miei, che tra l'altro erano cattolici, non avevano alcuno strumento per capire, nessuna informazione, solo l'amore per la loro figlia li poteva guidare. Tenete conto che erano i primi anni '80, da allora ad adesso sono cambiate molte cose, se ne parla sempre di piu`, in molti paesi del mondo esiste la possibilita` di legalizzare la propria convivenza, almeno in occidente la situazione e` molto molto meglio di quando io ero una ragazzina.
Comunque sono passati gli anni, e` stato difficilissimo per me, anche per loro. Pero` non mi hanno mai costretto, o minacciato, o allontanato da casa. Quello che ho fatto l'ho sempre fatto liberatemente, anche se c'erano pressioni psicologiche a volte pesanti, anche da parte di persone che erano esterne alla famiglia ma in qualche misura la assistevano spiritualmente. dovete sapere infatti che per molti anni abbiamo fatto parte del Rinnovamento dello Spirito e mia mamma, soprattutto, si era appoggiata ad alcune persone del movimento per cercare conforto al grande peso che sentiva per la mia situazione. In quegli anni d'altra parte dove andare? C'era poco e quel poco era magari schierato politicamente in un senso che rendeva diffcile ai miei l'accesso spontaneo.
Insomma, in modo piu` o meno volontario dopo anni di conflitti pianti lacrime ho accettato di sottopormi a qualcosa di simile a quella a quella che oggi viene definita terapia riparativa.
Ed e` stato nel bel mezzo di quei tempi di esorcismi e preghiere di liberazione che mi sono innamorata 'seriamente' e durevolmente di un'amica incontrata in un gruppo di preghiera. In modo oscillante e non ppivo di conflitti ci siamo volute bene, e siamo state una accanto all'altra (lei non voleva sentire parlare di coppia per noi) per ben 12 anni, fino a che le nostre diverse visioni della vita e della relazioni non sono divenute inconciliabili.
Ora per la prima volta nella vita, da 3 anni vivo una relazione stabile, seria, con una donna che ha una visione del proprio essere lesbica simile alla mia, quindi viviamo apertamente e cerchiamo una cammino che guardi al futuro. E` un'altra cosa, davvero, stare insieme cosi`.
I miei genitori in questi anni pian piano hanno anche loro fatto un cammino, anche se con fatica. Ora e` rimasta solo mamma. Lei non accettera` mai del tutto il mio orientamento e questo mi addolora. Impedisce di vivere con pienezza il nostro rapporto madre-figlia. Conosce la mia compagna, che accetta in casa propria, invita pure a cena. Ma fa fatica. Tuttavia parliamo spesso di omosessualita` e argomenti connessi al tema, e devo dire che molte cose anche nella sua testa e nel suo cuore sono cambiate. Non tutto pero`.
Ora la mia vita e` vivibile. Anzi meglio che vivibile. Vivo apertamente la mia condizione, e ho iniziato a prendermi anche qualche impegno che possa aiutare la societa` e la chiesa, di cui in ogni caso mi sento parte, a camminare e a cambiare.
La strada e` lunga ma la confusione enorme che regnava nella mia mente e nel mio cuore un tempo si e` chiarita tanto, c'e` il sole, sono capace di fare progetti forti e di lavorare perche` questi si realizzino.
Allora non mi resta che incoraggiare tutti i ragazzi e le ragazze a tener duro, farsi aiutare magari da uno specialista bravo preparato ed onesto, e se possono non rinunciare mai al dialogo con i genitori, anche se questo costa tanto dolore, tanta fatica.
E vorrei dire ai genitori, perfavore, abbiate il desiderio e la volonta` di cercare vostri figli sino in fondo. La vostra responsabilita` sta nell'amore gratuito verso di loro, non nel giudizio su qualcosa che non siete in grado di comprendere perche` avete nel vostro DNA secoli di errore e pregiudizio. Ricordate che un tempo si pensava verita` inconfutabile che la terra fosse piatta, e che la schiavitu` fosse una condizione natuale di alcuni uomini verso altri. Ora certe cose ci fanno ridere, o inorridire. Cosi` sara` presto della persecuzione che tuttora esiste nei confronti di chi, senza averlo deciso, e` omosessuale.
Infine voglio ringraziare i curatori di questo ben Forum, cosi` limpido e nella sua essenzialita`.
Cara Cinzia,
mi ha commosso immediatamente leggere del suo amore di giovane adolescente. Che dolore poi il seguito, sapere che è stato un dramma. Addirittura fino a una terapia riparativa. L'amore, un dramma.
Eppure la sua forza, i suoi desideri hanno avuto la meglio. E mi sembra di capire che oggi ha saputo riconoscere e coltivare l'incontro con la sua fidanzata attuale. Forse ha potuto anche farlo nel momento in cui ha sentito di essere padrona di sé, tanto che adesso può aiutare chi non vive serenamente la propria omosessualità e la propria vita. Essendosi presa cura di sé con coraggio ora può e desidera esporsi, prendersi cura degli altri e incoraggiarli come sta facendo con questa sua testimonianza.
Capisco bene quando dice che non ha l'amore di sua madre, nella sua pienezza, con quel bisogno legittimo di gratuità cui fa cenno. In questo caso ha ragione, è una rinuncia che deve fare. Certo fa male, ma almeno le rimane tutto il resto.
La ringrazio per il racconto della sua storia, rende conto con chiarezza del senso e del valore di un percorso fatto nel tempo, nient'affatto privo di ostacoli, e traccia anche alcuni passaggi storici dell'omosessualità negli ultimi decenni.
Insieme a lei, Enrico de Sanctis
Dott. Enrico de Sanctis - Psicologo e Psicoterapeuta
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